Curiosando su Internet ho trovato questo articolo molto interessante che racconta un aspetto inedito della vita di uno dei personaggi più importanti della storia del tango: Carlos Gardel.
L’ho quindi tradotto dal francese, ed ecco cosa ho scoperto.
Il giornale argentino “Pagina 12″ ha avuto accesso alla fedina penale di “Carlitos”: ne risulta che ha più volte cambiato identità per cancellare il suo passato.
Un’inchiesta criminale svela per la prima volta la vera fedina penale di Carlos Gardel, nel quale appariva sotto lo pseudonimo di “El pibe Carlitos” con dei precedenti per truffa per il cosiddetto “racconto dello zio“.
La riproduzione che questo giornale ha potuto consultare, visto che nessuno sa chi possegga l’originale, è datata 18 aprile 1915 e costituisce una magnifica scoperta. Gardel infatti era riuscito a far distruggere la sua fedina penale con l’aiuto del presidente argentino Marcelo T. de Alvear (1922-1928). A Buenos Aires però, qualcuno è riuscito a conservarne due: quella che ora conosciamo e un’altra del 1904 quando Gardel, allora adolescente, era scappato di casa.

Un tipo di truffa corrente

Per delle settimane una persona veniva più volte in un bar e raccontava, presentando dei documenti, che aveva appena ricevuto un’enorme eredità dalla parte di uno zio, per esempio a Salta (1500 km da Buenos Aires). Diceva di non avere abbastanza soldi per recarsi in questa provincia e pagarsi il pernottamento. Se riusciva a convincere la vittima, il truffatore firmava una sorta di accordo secondo il quale cedeva una parte della sua eredità e la vittima gli forniva il denaro per il viaggio, l’hotel e a volte anche le spese per l’avvocato.
A volte il truffatore aveva un complice che faceva finta di battersi con la vittima per ottenere l’affare. Ovviamente, alla fine della storia, il truffatore e il suo complice sparivano. Agli occhi della legge era un reato di truffa, come indica la fedina penale di Gardel. Per una star come lui, un’accusa di truffa era una bomba ad orologeria, e ancor più a quell’epoca. Questa è forse la ragione per la quale l’identità del cantante non è che un mucchio di bugie.
Nel 1904 è Carlos Gardez, nato a Tolosa, figlio solamente di Berta Gardez. E’ molto probabile che il poliziotto che compilò il dossier si fosse sbagliato mettendo una Z al posto di una S, modificando così il vero cognome di Berta. Nel 1915 è Carlos Gardel, figlio di Carlos Gardel (una persona fittizia) e di Berta Gardel (che nemmeno esiste, è Gardés), nato a La Plata (una città della provincia di Buenos Aires, un’altra bugia).

L’8 ottobre 1923 ha bisogno di un passaporto per la sua tournée all’estero. Il collezionista Hamlet Peluso gli fornisce l’originale, che comprende l’impronta digitale. Per ottenere questo passaporto, Gardel si presenta al consolato uruguaiano e dichiara di essere nato a Tacuarembó, in Uruguay, nel 1887, da Carlos e Berta Gardel. Nel 1933, Gardel redige il suo testamento nel quale afferma testualmente: “Io sono francese, nato a Tolosa l’11 dicembre 1890, da Berthe Gardés. Io dichiaro espressamente che il mio vero nome è Carlos Romualdo Gardel”. Il fatto che abbia così spesso cambiato identità, rivela il peso che rappresentava per lui questo dossier di truffa.

L’artificio del “racconto dello zio” era un tipo di truffa abbastanza corrente a quell’epoca.

Disertore?

Un fatto strano appare in una gran parte delle prime composizioni cantate da Gardel. Queste sono state scritte da Andrés Cepeda, soprannominato “il poeta della prigione“: Cepeda ha passato numerosi anni della sua vita in prigione prima di morire in una rissa nei bassifondi di Buenos Aires. Ha scritto numerosi testi che furono poi cantati dal duo Gardel-Razzano. Nelle fedine penali anche Cepeda figura come truffatore attraverso il “racconto dello zio”. Tutto porta a credere che i due uomini avessero qualche fuga in comune. Una delle ipotesi supposte è che avessero diviso una cella o dei fermi di polizia in qualche commissariato.

Alcuni pensano che la falsa identità di Gardel venga dal fatto che, nato in Francia, era disertore nella misura in cui avrebbe dovuto combattere durante la prima Guerra Mondiale. Chi ha studiato la questione sostiene però che i paesi europei convocavano tutti i loro cittadini ma che non c’erano delle persecuzioni contro quelli che si trovavano al di fuori del loro paese.

Non c’è quindi alcun dubbio che i cambiamenti d‘identità di Gardel siano legati a dei precedenti delittuosi. Cambiava una lettera, un luogo di nascita perché non ci si rendesse conto che era in realtà Pibe Carlitos, truffatore attraverso il “racconto dello zio”.

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tradotto da:
www.toutango.com/REVELATIONS-Carlos-Gardel-cet-escroc-bien-francais_a2488.html