7 curiosità sul doge di Venezia

Se pensiamo alla Venezia del passato il protagonista è lui. Assieme al leone di San Marco, l’altra grande icona in carne ed ossa, più o meno, della storia della città. Presente ovunque si parli di potere, prestigio e nobiltà, dai libri di storia ai quadri di Palazzo Ducale. Però, come scoprirete più sotto, non è tutto oro quel che luccica. 

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, confondendosi con quelle della sua città. Secondo la tradizione il primo doge di Venezia è Paoluccio Anafesto, eletto nel 697, l’ultimo invece Ludovico Manin che mise la parola fine alla storia della Serenissima nel 1797. Conto tondo e facile da ricordare: 1100 anni per 120 dogi.

I primi dogi sono figli ed eredi del mondo bizantino. Alcuni cercano di imporre la propria dinastia, qualcuno ci riesce ma non durano a lungo. Il loro potere infatti, con un lavoro minuzioso e continuo, viene man mano limitato da chi governa la città. Si condizionano a vicenda per evitare che qualcuno tenti di prevaricare sugli altri, in un equilibrio delicato che viene mantenuto con costanza fino alla fine. Esempio straordinario di diplomazia e originalità che crea un sistema di governo, quello veneziano, assolutamente unico nel suo genere.

Tra tutte le famiglie dogali quella con più dogi fu la Contariniche in un periodo di sei secoli ne ebbe ben otto. Il primo eletto fu Domenico I° nell’XI secolo mentre l’ultimo fu Alvise, nel XV.

La famiglia nobile che invece ebbe più dogaresse fu la Morosini, con quattro nobildonne. Da Tommasina, moglie di Pietro Gradenigo fino a Morosina, moglie di Marino Grimani.

Un’infinità di titoli: Gloriosissimo, Illustrissimo, Eccellentissimo e tanti altri. Quello che lascia il segno però, è Serenissimo. Grazie a questo che Venezia si chiamerà la Serenissima

Ed ora, dopo questa breve presentazione, 7 curiosità sui dogi di Venezia che potrai scoprire leggendo questo articolo.

1. Doge, duca e duce, tutti figli del dux

Nell’antica Roma il titolo dux significava condottiero o comandante militare. Nel Medioevo corrisponde al titolo nobiliare di duca mentre qui a Venezia, come pure a Genova, prende la forma di doge. In tempi più recenti della storia italiana arriva il termine duce, che è attribuito a vari capi politici, per essere poi associato a Mussolini ai tempi del fascismo.

2. Molta esperienza e una certa età: le condizioni necessarie per diventare doge di Venezia

Alla carica di doge potevano ambire solo i membri delle famiglie nobili più rispettate della città, perché persino il comportamento dei membri della famiglia poteva influenzare la scelta di voto. Inoltre, dato che il doge doveva sostenere molte spese da pagare di tasca propria, la sua famiglia doveva essere anche molto ricca. Un ruolo prestigioso ma pure dispendioso.

Oltre alla famiglia di origine, contavano molto le esperienze in campo politico del candidato. Spesso i nobili veneziani ricoprivano ruoli molto diversi tra loro: procuratore, ambasciatore, podestà, senatore e così via. 

Per quanto riguarda l’età, doveva avere un certo numero di anni ma portati bene. Se eletto giovane c’era il rischio che occupasse quel ruolo per troppo tempo, se invece era molto anziano poteva non essere in grado di sostenere un ruolo così impegnativo pure dal punto di vista fisico. Erano numerosi infatti gli appuntamenti, dalle riunioni politiche alle cerimonie religiose, ai quali doveva presenziare.

La durata del dogado è stata molto variabile: dai 19 giorni ai 34 anni. Passare alla storia per il dogado più corto non è certo cosa edificante ma a qualcuno doveva pur succedere. Questo record spetta a Francesco Corner che fu doge per soli 19 giorni, dal 17 maggio al 5 giugno del 1656, e di questo brevissimo periodo ne passò quasi la metà a letto ammalato.

Nel 1423 invece inizia il dogado più lungo della storia di Venezia, che termina nel 1457 dopo ben 34 anni. E’ quello di Francesco Foscari, un doge che non ha (quasi) bisogno di presentazioni. Vari incarichi prestigiosi e un’elezione a doge a soli 57 anni. Una carriera politica di prim’ordine che però termina con un finale commovente. Viene infatti obbligato ad abdicare, e pare che ne abbia sofferto così tanto da morire di crepacuore pochi giorni dopo questa imposizione. 

3. Un corno ducale per ogni occasione

Il corno ducale, di origine bizantina, era il copricapo indossato esclusivamente dal doge. Un dettaglio non da poco che ci consente di riconoscerlo subito nei quadri che ritraggono i protagonisti delle vicende politiche veneziane, come quelli numerosi di Palazzo Ducale.

Il giorno dell’incoronazione indossava il modello da cerimonia, chiamato zoia, decorato da smeraldi, rubini e diamanti. Nelle altre occasioni ne indossava uno meno prezioso, foderato di damasco, velluto o seta, e variamente ornato di pelli rare, gemme e perle. Infine, nei ricevimenti privati e nei momenti meno ufficiali indossava un semplice berretto morbido. 

4. Un doge santo, Pietro Orseolo I

Siamo nel 976, la chiesa di San Marco e una parte di Palazzo Ducale sono distrutti dalle fiamme di un incendio appiccato durante una rivolta popolare scatenata per eliminare il doge precedente. Non è certo un momento facile per Venezia e il nuovo eletto Pietro Orseolo I si prodiga al massimo per la ricostruzione. Della città e dei suoi edifici simbolo, per i quali spende anche una parte del suo patrimonio, e della situazione minata da rancori e tensioni, che però non riesce a calmare nonostante tutta la buona volontà di cui è capace.

Dopo soli due anni lascia Venezia, all’improvviso. Quasi una fuga, che avviene di notte per non destare sospetti. Abbandona la famiglia e la città, per un viaggio che lo porterà fino ai Pirenei francesi, nel monastero di Cuxa. La sua scelta segreta resta ancora oggi avvolta dal mistero. Non convince la tesi di una vocazione monastica improvvisa quanto piuttosto quella di un’abdicazione forzata, imposta dal Papa o dall’Imperatore. Quel che è certo è che la sua partenza provocò stupore e dispiacere, soprattutto per i poveri della città verso i quali si era sempre dimostrato molto generoso. 

Verrà sepolto lì, dopo la sua morte. La sua austera vita monacale lo porterà alla santificazione, ma solo nel 1731. Per quell’occasione, Venezia ottiene dalla Francia il permesso di recuperare una sua reliquia ma si deve accontentare di tre ossa della gamba, che faranno poi parte del Tesoro di San Marco.

5. Il Bucintoro, la galea del Doge

Il Bucintoro era la galea di Stato, utilizzata per le cerimonie ufficiali alle quali il doge presenziava in quanto capo della Repubblica. Un’imbarcazione dorata con foglia in oro zecchino e riccamente decorata con statue lignee di sirene e cavallucci maini, un altro simbolo per rappresentare, in maniera eloquente, tutta la potenza e la ricchezza della città.

Il Bucintoro faceva bella mostra di sé il giorno della Sensa quando il doge, durante la cerimonia dello Sposalizio del Mare, gettava un anello tra i flutti in prossimità della bocca di porto del Lido, a ribadire l’unione tra Venezia e il suo mare.

6. L’appartamento del doge, una gabbia dorata

Il doge e la sua famiglia, subito dopo l’elezione, dovevano traslocare scegliendo solo una parte del mobilio, delle argenterie e del corredo di loro proprietà. Infatti l’appartamento del doge a Palazzo Ducale era spesso più piccolo rispetto agli spazi che lui e i suoi parenti avevano a disposizione nella loro bella dimora di famiglia. Una ventina di stanze inclusa una piccola biblioteca e una cappella privata. 

Alla morte del Doge, la famiglia aveva solo tre giorni di tempo per liberare l’appartamento per il successore. E fino al Medioevo, gli eredi dovevano fare attenzione ad una tradizione alquanto discutibile. Ce li immaginiamo mentre urlano: “Facciamo presto, prima che ci rubino tutto!” O qualcosa di simile.

Infatti, almeno fino al Trecento c’era questa usanza che ha dell’incredibile. Una volta morto il doge, il suo appartamento veniva saccheggiato dal popolo veneziano. Lo stesso che, quando andava a prendere nel suo palazzo il doge appena eletto per portarlo a Palazzo Ducale, poteva entrarvi e far man bassa di tutto quel che trovava. Era il loro modo, alquanto discutibile! di festeggiare.

7. Morte e funerale del doge

Alla morte del doge di Venezia, si organizzava una cerimonia che con il passare del tempo divenne sempre più grandiosa e solenne. La sua dipartita era annunciata con un rintocco speciale delle campane di San Marco e delle altre chiese, e per i tre giorni seguenti si celebravano messe in suo suffragio in tutta la città.

Intanto il corpo veniva imbalsamato e vestito col manto d’oro e il corno ducale, e poi trasportato nella sala del Piovego trasformata in camera ardente per i giorni successivi.

Al terzo giorno, al tramonto, si svolgevano i funerali di Stato. Da Palazzo Ducale partiva un corteo composto dai familiari, i membri del governo, gli ambasciatori, i procuratori e tutti le altre personalità secondo un ordine preciso. I parenti del doge vestivano di nero con un lungo mantello e un cappuccio a coprire il capo.

E, a seguire, migliaia di persone di tutti i ceti sociali. Con essi un’infinità di ceri e torce tanto da far sembrare il corteo un fiume di fiammelle in movimento.

La cerimonia funebre si svolgeva nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Al centro veniva montato un enorme catafalco a forma di piramide e decorato con statue simboliche, sopra il quale veniva messo il feretro. La chiesa era illuminata da così tante candele da far sembrare che fosse giorno. 

 

 

 

Ripercorrere la storia di Venezia attraverso la figura del doge è un modo alternativo per capire meglio alcuni aspetti di Venezia, della sua forma di governo e della gestione del potere. Il sito che più di ogni altro ci permette di fare questo viaggio nel tempo e di scoprire altre curiosità sul doge di Venezia è sicuramente Palazzo Ducale. Un luogo simbolo della città e del suo rappresentante più prestigioso.

Torneremo presto a visitare questo palazzo in cui tutto parla di Venezia, e se vuoi essere aggiornato sulle prossime date dei miei tour ricordati di iscriverti alla mia newsletter