Aldo Manuzio a Venezia e la nascita dell’editoria

La storia del libro tascabile, della punteggiatura e del carattere corsivo inizia tanto tempo fa a Venezia. Siamo alla fine del Quattrocento quando Aldo Manuzio, umanista appassionato di cultura greca, arriva in questa città e nel volgere di qualche anno avvia la sua attività che cambierà per sempre il modo di concepire il libro.

In pochi anni diventa il punto di riferimento per gli studiosi di tutta Europa. Fonda l’Accademia Aldina per favorire gli studi dei classici greci in Italia e in Europa. Accoglie i più importanti umanisti del tempo, da Pietro Bembo a Erasmo da Rotterdam. Quest’ultimo è suo ospite e lavora nella sua stamperia durante la permanenza a Venezia. 

Ma andiamo con ordine, che di cose da raccontare su di lui ce ne sono davvero tante.

 

Breve biografia di Aldo Manuzio

Nasce a metà del Quattrocento a Bassanio, nel Lazio. Si forma negli ambienti umanistici del tempo, studia latino e greco e diventa maestro di grammatica. Verso il 1490 arriva a Venezia ma non sappiamo se avesse già maturato l’idea geniale che, di lì a poco, lo avrebbe portato a sviluppare il suo progetto imprenditoriale.

Quel che è certo è che a quel tempo la Serenissima era già un centro editoriale tra i più importanti d’Europa, con una gran voglia di riscoprire la civiltà classica. Questo amore per la cultura greca e latina si sposa perfettamente con l’aspirazione di Aldo Manuzio, che arriva in città con l’ambizione di diffondere il più possibile la cultura greca.

Chissà qual è il momento in cui si rende conto che non avrebbe potuto scegliere nessun altro luogo al mondo più adatto di Venezia. E’ infatti un incontro felice e fecondo. I suoli libri possono raggiungere tutta Europa attraverso la rete commerciale della Serenissima, la cui editoria ci guadagna in autorevolezza e prestigio.

Aldo Manuzio a Venezia, il primo editore della storia

Si getta quindi nella sua attività, iniziando con un progetto colossale: la stampa di tutte e opere di Aristotele, in greco, che lo fece entrare nella storia dell’editoria. A seguire altri grandi classici greci e poi latini, che stampa in edizioni curatissime anche da un punto di vista estetico.

La risposta da parte del pubblico è tale che decide di spingersi oltre, dedicandosi ad autori della letteratura in volgare: da Dante a Petrarca, da Pietro Bembo a Erasmo da Rotterdam. Il successo è enorme, il suo lavoro è apprezzato non solo dagli studiosi del tempo ma anche dall’alta borghesie e dall’aristocrazia europea.

Una delle sue intuizioni più felici riguarda l’utilizzo del formato in ottavi, grazie al quale le sue opere sono maneggevoli e facili da trasportare, facendo dei suoi libri tascabili un oggetto ricercato e alla moda che si diffonde velocemente in tutta Europa. 

Aldo Manuzio e le sue invenzioni

Aldo Manuzio trasforma il lavoro dello stampatore in quello dell’editore. Un genio assoluto che rivoluziona l’approccio stesso alla lettura, che prima di allora era un privilegio per pochi eruditi. Con il suo formato in ottavo, l’antenato dell’attuale tascabile, i libri diventano un oggetto alla moda che da una Venezia colta e cosmopolita si diffondono in tutta Europa con una velocità senza precedenti.

La stampa in ottavo

La stampa in ottavo trasforma per sempre il libro in un oggetto alla portata, se non di tutti, almeno di molti. Dobbiamo infatti pensare che i libri, fino a quel momento, erano oggetti costosi e preziosi. Di grande formato e Ingombranti, potevano essere consultati agevolmente solo su un piano d’appoggio.

La sua felice intuizione non è l’idea della stampa in ottavo di per sé, perché era già in uso per i testi sacri, ma quella di utilizzarla su testi poetici e poi anche in prosa, per i classici latini e poi volgari, facendone il formato standard, maneggevole e facilmente trasportabile. 

Cambia la forma e quindi l’uso. Un prodotto nuovo che forma un pubblico nuovo, per il quale il libro non è per forza associato allo studio quanto piuttosto allo svago e al piacere. Ora chiunque può portare con sé un libro e leggerlo in un momento di pausa o di svago. 

Ecco perché il corsivo si chiama italico

Ad Aldo Manuzio si deve anche la creazione del carattere corsivo, che grazie a lui si chiama carattere aldino e che fuori dall’Italia veniva chiamato il carattere di lettere veneziane oppure italico. La sua è una scelta che risponde ad una particolare esigenza e che contribuisce in maniera decisiva al successo dei suoi libri.

Consapevole che i suoi lettori colti sono abituati ai manoscritti, si concentra sulla creazione di un nuovo carattere il più possibile simile alla scrittura a mano, il latino corsivo. Di grande leggibilità ed eleganza, rende i suoi libri preziosi ed esteticamente ricercati.

Consapevole del valore della sua scoperta, nel 1501 ottiene dal Senato veneziano un privilegio per tutelare il suo nuovo carattere corsivo. A Venezia a quel tempo argomenti come la tutela della proprietà intellettuale e dei brevetti industriali erano all’ordine del giorno.

La punteggiatura

Ad Aldo Manuzio va un ultimo grande merito, quello di aver codificato e attribuito un valore a molti segni di punteggiatura. Infatti se noi oggi utilizziamo il punto, la virgola, il punto e virgola, l’apostrofo e l’accento è solo grazie a lui che, più di quattro secoli fa, li impiega per la prima volta secondo un uso codificato.

Nella Grecia classica non c’erano spazi tra le parole e i pochi segni di punteggiatura erano molto diversi da quelli che conosciamo noi oggi. Con il passaggio dalla cultura del manoscritto a quella della stampa si rende necessario fare ordine anche con la punteggiatura, che è rimasta la stessa che utilizziamo ancora oggi.  

Le opere più importanti di Aldo Manuzio

Nei quindici anni di carriera di Aldo Manuzio a Venezia vengono stampati circa 130 libri. I primi sono in greco, poi si dedica anche a testi latini, ebraici e italiani. Dalle sue presse e matrici esce il meglio della cultura dell’universo cristiano, e Venezia si impone come capitale dell’editoria mondiale.

Tra tutti i suoi libri il più importante è l’Hypnerotomachia Poliphili, che è considerato il libro più bello del Rinascimento.
Per alcuni, addirittura, il libro più bello del mondo.

L’Hypnerotomachia Poliphili

Pubblicato da Aldo Manuzio nel 1499, è il racconto di una storia d’amore. Il protagonista è Polifilo (amante di ‘molte cose’), che parte alla ricerca della sua amata Polia (‘molte cose’). Dovrà superare una serie di insidie e di prove iniziatiche, sfuggire a bestie feroci, risolvere enigmi vagando in un paesaggio onirico e fantastico ricco di giardini e rovine classiche. 

Quello di Polifilo è un viaggio iniziatico, che intraprende per raggiungere il sapere che deve essere conquistato a fatica. L’amore è quello platonico, che si manifesta attraverso il desiderio della conoscenza stessa, la cui metafora è Polia.

L’àncora con il delfino e il suo motto festina lente

Ciascun tipografo, all’epoca, impiegava un segno particolare, la marca editoriale, per identificare ogni copia stampata. Dal 1501 Aldo Manuzio utilizza nelle sue pubblicazioni quello che diventerà il suo marchio di fabbrica: un delfino che si attorciglia ad un’àncora a due punte. Unisce così due concetti opposti: l’animale agile, dotato di vivace intelligenza, con un oggetto che rappresenta la prudente stabilità data dall’essere fermi in un posto.

Una contraddizione che si abbina perfettamente al suo motto, festina lente, che possiamo tradurre con un ‘affrettati con calma’, unendo anche in questo caso la rapidità e il dinamismo con la lentezza e la fermezza.

 

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e di essere riuscita a farti conoscere più da vicino questo personaggio straordinario ma non molto famoso che è stato Aldo Manuzio.
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