Come nasce una visita guidata… a Venezia

Con questo articolo ho deciso di scrivere qualcosa di diverso dal solito e di portarti tra i miei libri e i miei appunti per svelarti il “dietro le quinte” del mio lavoro. Ti racconto il lungo percorso che sta dietro ogni mia visita guidata a Venezia. Per ogni itinerario di due ore ci sono giornate di studio, di ricerca di materiali, di scelta degli argomenti. E se il soggetto è insolito e alternativo allora bisogna aggiungere anche una buona dose di creatività.

Una visita guidata parte sempre da un libro

Se la visita guidata è di un museo o di una chiesa di Venezia il discorso è più semplice, perché si inizia dalla guida ufficiale che diventa un punto di partenza. A questo primo libro se ne aggiungono sempre altri, che mi servono per approfondire i vari argomenti, se ad esempio voglio analizzare meglio un quadro o indagare la biografia di un autore.  

Se invece decido di lavorare su un itinerario all’aperto, dedicato ad una specifica zona o ad un argomento trasversale, la questione si fa più complessa. E allo stesso tempo più interessante, perché in base al taglio che decido di dare al percorso inizio la ricerca di titoli e argomenti, sfruttando anche il web, in una sorta di caccia ai tesori nascosti.

La ricerca dei libri perfetti

Per prima cosa passo in rassegna tutti i libri e le riviste che ho a casa tra gli scaffali della mia libreria, cercando di ricordarmi i contenuti di ciascuno. Ne ho così tanti che a volte mi sorprendo nel vedere certi volumi che nemmeno ricordavo di avere. Ogni volta comunque finisce sempre allo stesso modo: il materiale che ho non basta mai e mi trasferisco in biblioteca.

La ricerca, in quegli spazi, è un momento di piacere che mi posso dedicare in assoluto silenzio. In questo strano periodo mi è capitato di trovarmi da sola all’interno delle sale, quindi mi rilasso senza il pensiero di disturbare qualcuno. A volte faccio una ricerca online se ho già in mente qualche titolo ma spesso i risultati migliori li ho direttamente sul campo.

Raggiungo la sezione che mi interessa e mi metto comoda, passando in rassegna uno per uno tutti i frontespizi, che poi dopo un’oretta mi viene il torcicollo. Quando ne trovo uno che mi ispira lo levo dal mazzo, leggo l’indice, do una scorsa veloce e se capisco che fa per me mi spunta un sorriso così e lo appoggio sul tavolo.

Se arrivo a due o tre titoli mi ritengo molto fortunata e torno a casa stringendoli come fossero un bottino prezioso e guai a chi me li tocca. Se invece rientro a mani vuote o quasi, mi rimetto al pc e sfoglio i cataloghi online delle biblioteche di Venezia e provincia sperando che il libro che serve a me non si trovi a 40 km di distanza (in questo caso posso richiedere il prestito interbibliotecario ma ci vuole almeno una settimana, se mi va bene). 

Riassunti e schizzi, il materiale più prezioso

Una volta recuperato tutto il materiale arriva la fase quella più tosta. Affrontare un libro alla volta, analizzare l’indice, leggerlo tutto dall’inizio alla fine e vai di Word con i riassunti. Capitoli, paragrafi, parole chiave e frasi topiche. Punti esclamativi a matita accanto alle cose più importanti. La prova del nove di un riassunto la posso fare dopo circa un anno: se passato questo tempo lo riprendo in mano e con un paio di lette mi ricordo tutto, significa che è fatto bene. 

Anche se con il disegno sono pessima, un’altra cosa utilissima sono gli schizzi fatti a mano delle opere d’arte o dei monumenti più impegnativi. Ad esempio il mio bell’A3 con i teleri del soffitto e delle pareti della Sala Superiore alla Scuola Grande di san Rocco mi ha fatto compagnia per una settimana, prima di quella visita guidata. Ogni tanto lo prendevo in mano, chiudevo gli occhi e ripassavo mentalmente la posizione di tutti i quadri.

Stessa cosa per i teleri quelli pieni di personaggi, o le facciate delle chiese colme di statue, la Pala d’Oro della Basilica di san Marco o il mosaico della controfacciata della Basilica di santa Maria Assunta a Torcello.

A questo punto arriva il momento più delicato, cioè lavorare di fino per ottenere l’essenza. Devo filtrare tutte le notizie, i dati e le date, semplificare i vari concetti e collegarli tra di loro, creando un discorso che sia logico, fluido e coerente. Ogni visita diventa quindi una sorta di racconto, di viaggio di scoperta con un inizio e una conclusione.

Tempi, pause e soste per ogni percorso

Rispettare i tempi non è una cosa così semplice ma è fondamentale soprattutto se ho a che fare con un gruppo che dopo la mia visita guidata ha altri impegni, come ad esempio un pranzo al ristorante. Oppure con qualcuno che ha l’ultimo treno da prendere per tornare a casa.

Sì, lo so, qualche tempo fa (era febbraio se non sbaglio) alla visita guidata di Dorsoduro ho sforato di ben mezz’ora. Però a mia discolpa posso dire che avevo ripreso a lavorare dopo una pausa forzata di qualche mese, avevo tante cose da dire e al mio “Scusate, mi sa che finiremo oltre l’orario previsto, c’è qualche problema?” la risposta è stata “No no, vai tranquilla, anzi!!!” e son certa di non aver fatto un torto a nessuno 🙂

Quindi, per essere sicuri di starci con i tempi, la cosa ideale è fare il percorso simulando le varie spiegazioni in ciascuna delle tappe, e per ognuna individuare un posto che consenta una buona visuale di ciò che si vuol vedere e che non sia d’intralcio per i passanti.

Bisogna poi considerare che la velocità degli spostamenti cambia moltissimo a seconda del periodo. Un conto è fare una visita guidata la domenica del Carnevale, altra cosa un lunedì di novembre. Anche il numero di persone influisce tantissimo in questo senso: una famiglia di quattro persone è ben più veloce di un gruppo di 40 turisti.

Il titolo giusto per una visita guidata perfetta

Il titolo di una visita guidata è fondamentale: deve incuriosire e allo stesso tempo dare un’idea degli argomenti trattati. Bisogna cercare di uscire dai cliché e trovare qualcosa di accattivante. Eh, mica facile. Ho inserito volutamente questo come ultimo punto perché il titolo giusto a volte arriva solo alla fine, soprattutto con itinerari alternativi o trasversali.

Solo dopo aver letto, sottolineato, riassunto, tagliato, allungato e modificato testi e immagini, quando insomma il quadro diventa chiaro nel suo complesso, è il momento in cui il titolo, quello giusto, arriva. A volte quando meno me l’aspetto, quasi una sorpresa ma quando succede vorrei dire Eureka! Come Archimede Pitagorico.

Oltre al titolo è molto importante trovare la foto giusta: rappresentativa, originale, accattivante. Sì insomma, una di quelle che parlano. Cerco nei miei archivi, che non sempre sono ordinati come vorrei, e se proprio non ne ho vado diretta a destinazione per farne un po’. A volte ne trovo una perfetta sul web. Oppure chiedo agli amici, perché nel mio lavoro c’è anche un po’ di loro.

 

Spero che questo articolo, un po’ diverso da quelli che pubblico di solito, ti sia piaciuto. Per quanto riguarda le mie visite guidate a Venezia spero di riprendere a maggio, aspettiamo solo che il Veneto torni in zona gialla. Iscriviti alla newsletter per ricevere il calendario appena apriranno le iscrizioni. A presto!