Curiosità sulla toponomastica veneziana

Venezia è una città unica, speciale, diversa da qualsiasi altra. Non solo per la sua conformazione geografica o per la sua storia millenaria, ma anche per la sua toponomastica che presenta delle caratteristiche tali da farne un unicum con termini tipici che possiamo trovare solo qui. 

Due sono gli elementi che ne caratterizzano l’originalità: il primo è la presenza di termini come campo, piscina e fondamenta, che ci ricordano che la città nasce su terreni paludosi invasi da acquitrini e attraversati da canali, che sono stati asciugati, bonificati e trasformati lungo i secoli.

Il secondo è il fatto che la sua toponomastica si ispira alla vita quotidiana, alle merci vendute in un certo luogo, alle comunità straniere che vi abitavano e non ha subìto – tranne rare eccezioni – sostanziali modifiche. I nomi che usiamo oggi sono gli stessi di secoli fa, e possiamo così ricostruire un po’ della sua storia leggendo i niziolieti

Che cosa sono? I grandi protagonisti della toponomastica veneziana, cioè i cartelli stradali dipinti sui muri degli edifici, con sfondo bianco e scritte nere, ad indicare i nomi delle calli, dei sestieri e dei ponti. Un’altra originalità tutta veneziana.

I sestieri di Venezia, per iniziare ad orientarci

Sestieri e non sestrieri, mi raccomando. A Venezia corrispondono ai quartieri, e il loro nome viene dal fatto che sono sei. L’esigenza di dividere la città in queste zone nacque nel Medioevo e si è mantenuta fino ai giorni nostri.

Sestieri de citra

Il Canal Grande divide la città in due parti, e quindi i sestieri in due gruppi da tre. I sestieri de citra sono, da ovest a est: Cannaregio, san Marco e Castello.

Cannaregio, per la presenza di canneti. Inizia dalla Ferrovia e include il ghetto, la zona della Misericordia, il Casinò, la Ca’ d’oro, la Strada nova fino ai Miracoli.

San Marco prende il nome dalla piazza e da lì si sviluppa verso ovest, includendo il teatro la Fenice, palazzo Grassi e termina con il ponte dell’Accademia. Include anche l’isola di san Giorgio Maggiore.

Castello, si chiama così perché in passato ospitava un piccolo presidio militare del quale non c’è più traccia. Occupa tutta la zona est di Venezia ed è il più vasto. Si sviluppa dai santi Giovanni e Paolo e include santa Maria Formosa, la zona dell’Arsenale, i giardini della Biennale e sant’Elena.

Sestieri de ultra

I sestieri de ultra invece, al di là di san Marco, sono quelli di santa Croce, san Polo e Dorsoduro.

Santa Croce prende il nome dall’antica chiesa con monastero ora distrutti. Parte da piazzale Roma e include i Tolentini, san Giacomo dell’orio, ca’ Pesaro.

San Polo, come la grande chiesa che ne occupa il centro. È il cuore geografico della città, include i Frari, la Scuola Grande di san Rocco e il mercato di Rialto.

Dorsoduro per la consistenza dura del suolo, occupa la parte sud della città. Si estende da santa Marta a santa Margherita, dalle Zattere fino a punta della Dogana. Fa parte del sestiere di Dorsoduro anche l’isola della Giudecca, separata a sud dal canale omonimo. 

I numeri civici, un labirinto a prova di postino

La numerazione civica che abbiamo qui a Venezia è un caso unico al mondo. All’interno di ogni sestiere si parte con il numero uno e si continua fino all’ultimo. L’ultimo numero di ogni sestiere è il seguente: 6423 per Cannaregio, 5558 per san Marco, 6826 per Castello, 2344 per santa Croce, 3144 per san Polo, 3904 per Dorsoduro.

Un’eccezione a questa numerazione la troviamo a sant’Elena, che nasce negli anni ’20 del Novecento quasi dal nulla, e ha quindi un’organizzazione tale per cui ogni calle ha una propria numerazione indipendente.

Stessa cosa anche per Murano, mentre Burano è suddivisa in cinque zone con una propria numerazione progressiva: san Martino destro, san Martino Sinistro, san Mauro, Giudecca e Terranova.

Orientarsi a Venezia con un indirizzo ufficiale (nome sestiere + numero civico), può diventare complicato, perché la serpentina dei numeri civici segue una logica per cui possiamo saltare di qualche decina di numeri da una calle all’altra. Fare il postino a Venezia è di certo più complicato che altrove.

Se specifichiamo la calle o la fondamenta dobbiamo però tener presente un’altra cosa: certi nomi compaiono più volte, anche all’interno dello stesso sestiere. Qualche esempio? La calle della chiesa si ripete 9 volte, la calle del cristo e del magazen 10, la calle della madonna 11 e la calle del forno ben 20, di cui 6 solo nel sestiere di Cannaregio.

Una città con una sola piazza e qualche ruga

La prima cosa da dire quando si parla di viabilità ed indirizzi a Venezia è che qui non esistono le vie. Giusto un paio di eccezioni, per confermare la regola. Infatti abbiamo le calli, dal latino callis, sentiero. Ciò che le distingue dalle fondamente è che queste ultime costeggiano un canale o un rio. Le più lunghe e famose sono le fondamente Nove a nord, dalla sacca della Misericordia all’ospedale, e le Zattere a sud, da san Basilio a punta della Dogana. Attenzione alle rive, che sono fondamente più larghe, come quella degli Schiavoni.

Il rami sono le calli senza sbocco che spesso finiscono su un canale. La ruga è la calle dove si affacciavano numerosi negozi, come ruga giuffa e ruga Rialto. Poi la salizada, che significa selciata, perché furono pavimentate per prime. Infine la lista, tratto di strada davanti alle ambasciate di paesi stranieri, come ad esempio la lista di Spagna. E arriviamo alla via, come via Garibaldi, che non a caso è stata realizzata nell’Ottocento, nello stesso periodo in cui vengono rinominate calle larga Mazzini, calle larga XXII marzo e campo Manin, e viene creata la strada Nova, un tratto del percorso che dalla Ferrovia va in direzione Rialto.

Di piazza ce n’è una, quella di san Marco, con a fianco due piazzette, quella dei leoncini e quella di san Marco. Tutte le altre sono campi, a ricordo della vegetazione con alberi e animali, molto presenti nel passato, e campielli se più piccoli. La differenza con le corti è che queste ultime hanno solitamente un’unica via in entrata e in uscita.

Canali e rii, le vie d’acqua di Venezia

I canali interni di Venezia sono tre: il Canal Grande che divide in due la città; il canale della Giudecca che separa l’isola omonima da Dorsoduro e che permette alle navi da crociera di raggiungere il porto turistico; il canale di Cannaregio che attraversa l’omonimo sestiere all’altezza del ponte delle guglie.

Tutti gli altri sono i rii perché sono più piccoli, ce ne sono circa 170. I rio terà sono i rii interrati, risultato delle opere di bonifica e degli interramenti avvenute soprattutto nell’Ottocento quando si decise di aumentare la superficie pedonale a scapito delle vie d’acqua. Stessa cosa per le piscine, superfici d’acqua stagnante che sono state tutte interrate.

Naranzaria, tette e cortesia

La toponomastica veneziana è ricca di riferimenti alla sua vita quotidiana e al suo passato di città mercantile, ricca, vivace e internazionale.

I casi di dedicazione a personaggi famosi, come campo Manin, salizada Pio X o calle Goldoni sono rari, e sono il risultato di sostituzioni al nome originario realizzate dall’Ottocento che infrangono la regola valida ai tempi della Serenissima di non dare spazio al culto della personalità. 

Molto utilizzati i riferimenti ai mestieri: calle dei fabbri, dei boteri, degli avvocati, dei calafati, dei saoneri, del tentor. Oppure quelli alle merci prodotte o vendute: in frezzeria le frecce per le balestre, in naranzaria le arance, in campo delle beccherie c’erano le macellerie, in casaria si vendevano i formaggi. Per certi versi possiamo includere in questa categoria anche la fondamenta delle tette: pure qui si esponeva qualcosa per invogliare i clienti all’acquisto.

Altri toponimi ci ricordano che in città, prima della chiusura e del trasferimento di tutti i cimiteri nell’isola di san Michele, i camposanti si trovavano a accanto alle chiese. Ecco quindi calle dei morti, campo santo, corte del cimitero.

Venezia nel passato era una città cosmopolita dove numerose comunità di stranieri si insediavano stabilmente e ne troviamo traccia un po’ ovunque: calle dei furlani, degli albanesi, dei greci, dei tedeschi.

Per finire in bellezza, alcuni nomi fantasiosi come calle dei colori, dei fiori, dei puti, amor dei amici, della cortesia, campiello colombina.

 

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