Il leone di san Marco

Poche città al mondo si identificano con il simbolo del proprio santo patrono come Venezia. Ancora oggi come in passato il riferimento è immediato: che sia in piedi o sdraiato, con il libro aperto o con la spada sguainata, in atteggiamento bellicoso o pacifico, è facile identificare il leone alato con la Serenissima.

La sua sagoma compare in tutto ciò che in qualche modo si rifà a Venezia a vario titolo. Dalle monete ai sigilli, dalle patere ai proclami, dai bassorilievi alle sculture presenti nel Dogado e nei territori del suo Stato da terra e del suo Stato da mar 

Il leone nella storia di Venezia

Per scovare il più antico gonfalone della storia di Venezia dobbiamo andare indietro nel tempo di più di mille anni. Troviamo una croce d’oro su sfondo azzurro, lo stesso colore che identificava l’impero bizantino di cui Venezia era parte. I gonfaloni usati dalle navi della flotta veneziana erano invece di colore rosso, associato alla forza militare.

A questa bandiera vennero poi aggiunte sei code di lato a rappresentare i sei sestieri. Nel gonfalone attuale della Regione Veneto le fasce diventano sette, come le provincie. Al centro il leone con il libro aperto, a simboleggiare la sovranità dello Stato.

Nei mesi che seguono la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, i suoi leoni di pietra diventano bersaglio degli scalpellini, che ne distruggono circa cinquemila. Un ritorno del leone in grande stile si avrà durante i moti risorgimentali del 1848 quando riappare sul tricolore della Repubblica di san Marco, in alto sulla banda verde.

Perché il simbolo di san Marco è il leone alato?

La rappresentazione di Marco in forma di leone si rifà all’iconografia cristiana derivante dalle visioni profetiche del versetto dell’Apocalisse di san Giovanni. È però san Girolamo che alla fine del IV secolo assegna definitivamente un animale ad ognuno: il leone a san Marco, l’aquila a san Giovanni, il bue a san Luca e l’angelo a san Matteo.

Il leone alato è associato a Marco per le parole con le quali comincia il suo Vangelo. Questo inizia con la descrizione di san Giovanni Battista, che nell’immaginario cristiano era vestito con una pelle di leone, e con la frase evangelica di una voce che grida nel deserto e che richiamava l’idea di un ruggito.

Il leone di san Marco che identifica Venezia

La storia di Venezia è intrecciata a doppio filo con quella dell’evangelista Marco, il suo santo protettore, e del suo simbolo, il leone alato. Secondo la tradizione Marco fece sosta in un’isola della laguna veneta dove ricevette l’apparizione di un angelo, che lo salutò con le parole che troviamo sempre sul libro che il leone tiene aperto tra le sue zampe ‘Pax tibi Marce, evangelista meus, hic requiescet corpus tuum’ che significa ‘Pace a te Marco, mio evangelista, qui riposi il tuo corpo’.

Marco muore ad Alessandria d’Egitto il 25 aprile del 72 e il suo corpo è costudito all’interno di una chiesa fino a quando, trafugato da due mercanti veneziani, arriva a Venezia che gli costruisce una piccola cappella per ospitarlo. Rifatta ed ingrandita due volte diventerà la Basilica di san Marco che oggi conosciamo.

San Marco divenne in seguito patrono della città ma è solo dal XIII secolo che Venezia inizia ad identificarsi con il simbolo del suo patrono, il leone alato. Col passare del tempo assume sempre più una valenza politica, comparendo negli atti ufficiali della città e diventando riconoscibile anche al di fuori dei propri confini.

Libro aperto o libro chiuso?

La questione sul significato del libro aperto e del libro chiuso riscuote sempre molto interesse. Prima di continuare a leggere vi chiedo di fare attenzione ad una cosa: i suoi significati collegati non sono universalmente accettati in quanto la Serenissima non codificò mai i propri simboli. Attribuire il libro aperto alla pace e quello chiuso alla guerra sono frutti della tradizione e come tali vanno presi.

Il libro aperto è ritenuto simbolo della sovranità dello stato, infatti si trovano spesso nei quadri le raffigurazioni e i ritratti dei Dogi inginocchiati davanti al leone che ne tiene uno tra le zampe. Viceversa il libro chiuso può rappresentare la sovranità delegata e quindi quella delle magistrature pubbliche.

Il libro chiuso accompagnato dalla spada impugnata è ritenuto popolarmente simbolo di guerra, ma se questa è abbinata al libro aperto diventerebbe il simbolo della pubblica giustizia. Possiamo dire che il libro chiuso indicava uno stato di pericolo o emergenza in generale, come testimonia il fatto che fosse presente, ad esempio, nei documenti che contenevano le misure adottate in caso di pestilenza.

Il leone andante

Il leone andante è rappresentato di solito di profilo mentre marcia, appoggiato su tre zampe e con la quarta che tocca il libro, che può essere aperto o chiuso. Lo si trova spesso scolpito nei monumenti pubblici come le mura o le porte d’ingresso alla città, oppure sopra le colonne nelle piazze principali, non solo a Venezia ma anche nei suoi territori dell’entroterra o nei possedimenti istriani e dalmati e nelle isole greche, come segno immediatamente riconoscibile del dominio della Serenissima.

Quando vediamo un leone andante facciamo attenzione a dove appoggia le zampe. Fino al Cinquecento era perlopiù raffigurato con le zampe in acqua a rappresentare la potenza marittima di Venezia. Di seguito, con l’espansione sulla terraferma, iniziò a poggiare quelle anteriori sulla terra ad indicare la duplicità dei suoi domini con lo Stato da terra e con lo Stato da mar.

Esiste anche un altro tipo di leone simile a quello andante che è il leone rampante. Di profilo, dritto sulle zampe posteriori e con quelle anteriori che tengono il libro e la spada, pronto a colpire chiunque tenti di sbarrargli il passo.

Il leone in moèca

La moèca è il granchio in fase di muta nel momento in cui perde il carapace e diventa tenero e molle. Il leone in moèca è avvolto nelle sue ali quasi fosse un angelo. La sua forma circolare era quindi perfetta per i sigilli, gli stemmi e le monete, e anche per occupare lo spazio al centro del gonfalone stesso di Venezia.

La coda attraversa il corpo e sembra quasi uscire dalle acque ricordando le origini della città. Se è sovrastato da una corona è leone in maestà o anche in soldo o in gazzetta dal nome della moneta su cui era raffigurato. Uno dei più antichi leoni in moèca è quello di sant’Aponal, risale alla fine del Duecento ed ora è al Museo Correr.

I leoni più famosi di Venezia

La chimera sopra la colonna di piazza san Marco. Sopra le due colonne di granito troviamo le statue dei patroni di Venezia. Guardando verso il bacino, quella di sinistra è il santo bizantino Teodoro, primo patrono della città, chiamato Todaro dai veneziani. Quella di destra è la statua del leone alato, è una chimera di provenienza cinese trasformata con l’aggiunta delle ali. Arriva a Venezia nel XII secolo come bottino di guerra, parte per Parigi alla caduta della Serenissima per tornarvi nel 1815 in uno stato cosi deteriorato che molte parti furono fuse e fu rinforzata da un armatura interna.

I due leoncini della piazzetta, realizzati nel Settecento in marmo rosso, che abbelliscono la piccola piazza ora dedicata a papa Giovanni XXIII.

I leoni dell’Arsenale che ne decorano l’elegante ingresso via terra. Quelli di sinistra giungono a Venezia per ordine di Francesco Morosini dopo la conquista della Morea. Il primo è imponente, ritto sulle zampe anteriori, viene dal porto del Pireo ad Atene. Il secondo, sdraiato, proviene dalla strada Lepsina che da Atene portava ad Elusi. C’è poi un leone più piccolo che arriva dall’isola di Delo, è del VI secolo a. C ma la testa è stata aggiunta in un secondo momento e risulta assai sproporzionata.

Il leone della porta della Carta sovrasta quella che è oggi l’uscita di Palazzo Ducale. Qui è evidente l’atteggiamento di rispetto e riverenza del doge, in questo caso Francesco Foscari, inginocchiato davanti al leone, a ribadire il proprio ruolo di alto magistrato sempre al servizio della sua città.

I leoni ottocenteschi dei monumenti a Vittorio Emanuele II in riva degli Schiavoni e a Daniele Manin nel campo omonimo, e quello nel monumento funebre di Antonio Canova nella Basilica dei Frari.

I leoni di san Marco fuori Venezia

I territori della Repubblica di Venezia nella sua massima espansione comprendevano il Veneto, parte del Friuli e della Lombardia, l’Istria, la Dalmazia, molte isole del mare Adriatico e del Mediterraneo tra cui Cipro e Creta, il Peloponneso, le coste dell’attuale Montenegro e Albania.

Nonostante siano passati più di due secoli dalla sua fine, e considerando il lavoro distruttivo fatto dagli scalpellini dell’armata napoleonica, ci sorprende scoprire che sono ancora molti i leoni visibili un po’ ovunque dei domini della Serenissima. Alcuni sono originali mentre altri sono dei rifacimenti moderni.

Ecco perché troviamo leoni alati sulle colonne in piazza dei Signori a Vicenza e in piazza delle Erbe a Verona, sulle porte d’ingresso dei Santi Quaranta e di san Tommaso a Treviso, sulle mura del castello di Heraklion a Creta, sulla porta di Terraferma a Zara e in altri luoghi sia in Italia che all’estero.

I leoni di san Marco oltre Venezia

Il leone di san Marco è presente nello stemma della Marina militare italiana assieme alle altre tre repubbliche marinare italiane. Genova con la croce rossa su fondo bianco, Amalfi con la croce bianca su fondo azzurro e Pisa con la croce bianca su fondo rosso, il tutto sormontato da una corona turrita.

Anche lo stemma dell’Aereonautica militare italiana è composto da quattro riquadri. Un cavallo alato azzurro, un grifo rampante rosso, un quadrifoglio verde e, nel quarto in basso a destra su sfondo color porpora, il leone di san Marco in maestà con la spada e con il libro chiuso, omaggio alla 87ª Squadriglia Serenissima, protagonista di uno degli episodi più significativi della storia dell’aviazione militare italiana, il famoso volo su Vienna.

È infine il simbolo del Reggimento lagunari Serenissima che come stemma ha un campo azzurro e un castello a due torri, con l’antica bandiera di san Marco su sfondo rosso e col leone alato color oro che sventola a sinistra, accompagnato dal motto ‘Come lo scoglio infrango come l’onda travolgo‘.

 

 

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