Il Paradiso del Tintoretto a Palazzo Ducale

Tra tutti i teleri che troviamo a Palazzo Ducale, il Paradiso cattura la nostra attenzione per le dimensioni fuori dall’ordinario e per la moltitudine di personaggi che occupano la scena in un turbinio movimentato ma per nulla disordinato.

È un’opera interessante non solo per il suo valore artistico ma anche per la portata del suo messaggio politico, che si inserisce in un grande manifesto di autocelebrazione tanto caro alla Venezia del Rinascimento, che ben conosceva il potere delle immagini.

Questo telero, così vasto e grandioso, sovrastava sia simbolicamente che fisicamente i nobili del Maggior Consiglio quando partecipavano alle loro assemblee. 

Le opere d’arte di Palazzo Ducale

Palazzo Ducale non era solo la residenza del Doge ma anche la sede del governo veneziano. Qui nulla è lasciato al caso: i particolari delle decorazioni, i soggetti rappresentati, la sequenza delle sale, la posizione delle sedute.

Tutto è scelto in funzione del messaggio politico che Venezia vuole comunicare sia al proprio interno, quando si rivolge agli stessi governanti, sia verso l’esterno, nei confronti degli stranieri in visita. Per questa comunicazione chiede l’intervento degli artisti veneziani più famosi del tempo che realizzano le opere che decorano le pareti e i soffitti.

La sala del Maggior Consiglio

Se hai già visitato Palazzo Ducale, avrai sicuramente notato quanto più grande e maestosa sia questa sala rispetto alle altre. Qui infatti si riuniva l’assemblea composta dai nobili che, fino alla caduta della Repubblica di Venezia, governava la città e che in certi momenti arriva a contare più di duemila membri.

Esattamente qui, tra le mura di questa sala, si tenevano le elezioni, si ascoltavano i discorsi ufficiali, si elaboravano le strategie politiche, si scontravano gli schieramenti opposti. Presenziare a queste assemblee era motivo di vanto e di orgoglio ma anche di responsabilità, dato che in questa sala si decidevano le sorti e il destino della città.

Chi era parte del corpo sovrano doveva essere consapevole delle responsabilità che si assumeva nel momento in cui varcava quella porta. Per questo motivo, ogni quadro conteneva in sé un messaggio specifico, che si legava a tutti gli altri formando un discorso più complesso.

L’apparato decorativo della sala del Maggior Consiglio

Pareti e soffitto sono completamente decorati da teleri inquadrati da cornici dorate. Qui dentro, su panche parallele, erano seduti decine e decine di nobiluomini. Su una pedana stava il Doge affiancato dai sei membri del Minor Consiglio, tre per parte. Sopra le loro teste il telero del Paradiso, che così era ben visibile a tutti.

Questo era il luogo che più di ogni altro rappresentava il potere politico nelle mani dell’aristocrazia, e per questo era necessario che ogni nobile si identificasse come portatore di una tradizione specifica, quella in cui i veneziani combattono per difendere la pace e la libertà, non solo per sé stessi ma per tutta la cristianità.

Per questo erano letteralmente circondati di immagini che narrano le gesta eroiche delle imprese militari dei veneziani, che si identificano come soldati di Cristo. Uomini che hanno combattuto e si sono sacrificati per garantire la beatitudine eterna, e che per questo motivo saranno ricompensati dalla certezza di trovare il Paradiso alla fine del loro viaggio.

Il messaggio politico del Paradiso

Ciò che cattura subito l’attenzione guardando il Paradiso sono le decine di personaggi presenti nel quadro, inserite con precisione e dipinte con vigore dal Tintoretto, che ci danno l’idea del movimento ma senza creare confusione.

Tutte le figure sono distinte tra loro e disposte secondo un ordine preciso e una gerarchia ben definita. Santi e beati, vescovi e papi, angeli e cherubini, ognuno al proprio posto all’interno dei gironi celesti, a rappresentare la perfezione celeste che è preannunciata da quella terrena, che siede tra i banchi del Maggior Consiglio. 

Infatti il messaggio del telero del Paradiso è proprio questo: Venezia stessa è un paradiso in terra, perché la perfezione del suo governo gerarchico coincide con la perfezione celeste.

E, per finire, tutto attorno a loro e in sequenza ordinata su tre pareti ecco i ritratti dei dogi del passato, come fossero testimoni che osservano e sorvegliano dall’alto i propri successori e il governo nel suo insieme.

Il Paradiso e l’incendio di Palazzo Ducale del 1577

Gli incendi a Venezia sono stati numerosi e devastanti. Quello del 1577, dopo soli tre anni dal precedente, distrugge una parte di Palazzo Ducale riducendo in cenere la sala dello scrutinio e quella del Maggior Consiglio incluse tutte le opere d’arte.

È quindi necessario iniziarne subito la ricostruzione, non solo della parte muraria ma anche dell’apparato decorativo. Dopo qualche vicissitudine, il governo incarica il Tintoretto di realizzare questo quadro, molto impegnativo sia per le dimensioni sia per la posizione che andrà ad occupare all’interno del palazzo.

Il pittore era molto stimato ed affermato in città, avendo lavorato per chiese, confraternite, famiglie nobili e anche per lo Stato. Viene scelto per la rapidità e perché abituato alle grandi produzioni. L’incarico arriva quando ha già raggiunto i settant’anni, come massimo riconoscimento pubblico alla fine di una fortunata carriera.

Le dimensioni del Paradiso

Si tratta di un’opera gigantesca, che misura 7 metri di altezza per 24 di larghezza, la cui realizzazione e posa fu un lavoro molto complesso. Trattandosi di un telero, il Tintoretto e i suoi collaboratori lavorarono su tele separate che vennero poi cucite tra di loro, perfezionate nei dettagli e infine montate per coprire tutta la parete.

Nonostante fosse abituato a confrontarsi con soggetti impegnativi impiegò ben quattro anni per realizzare questo immenso dipinto. Fu un lavoro di bottega, sotto la guida del figlio Domenico, svolto tra il 1588 e il 1592.

 

Il Paradiso del Tintoretto a Palazzo Ducale

Il Paradiso, Tintoretto, Palazzo Ducale

 

Varcare la soglia della sala del Maggior Consiglio è uno dei momenti più interessanti del percorso di visita di Palazzo Ducale. Entrare in questa enorme sala, osservare dal vero Il Paradiso del Tintoretto e le altre opere d’arte qui custodite ci permette di capire la storia attraverso le opere d’arte. In particolare, comprendere perché la forma di governo e la sua politica fecero della storia di Venezia un esempio tra i più originali e longevi della storia europea. 

 

Se vuoi partecipare ad una delle mie visite guidate a Palazzo Ducale sappi che dovremo aspettare ancora un po’ ma è mia intenzione riprendere non appena i Musei Civici riapriranno le porte alle visite.

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